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lunedì 20 giugno 2016

Al mutuo non basta la Job Act

La voglia di casa non muore mai, e il mutuo a tassi bassi aiuta. Il problema per i giovani non è il mutuo, ma il lavoro e la prospettiva di non mantenerlo per una vita intera ma al più per qualche mese e questo alla banca non può bastare. Ci auspichiamo tutti che il Governo inventi qualcosa di meglio del Job Act, ma non è facile. Il lavoro è cambiato in modo completo: non più aziende solide e sicurissime ma tante aziendine precarie che possono chiudere da un giorno all'altro, basta che salti un contratto. Il mutuo quindi cambia e il tasso basso viene controbilanciato da maggiori spese assicurative, che consiglio di pagare per stare tranquilli, soprattutto se si ha famiglia. Come cambia il mutuo? Lo descrive molto bene come sempre fa ogni anno dal 2003 Of Osservatorio finanziario in questo speciale che inizia qui e si concluderà con una intervista al responsabile Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo.

mercoledì 25 maggio 2016

Se 30mila franchi l'anno senza far nulla vi sembran pochi

In Svizzera potrebbe accadere l'inverosimile. Ricevere uno "stipendio" annuo di 30.000 franchi (poco più di 27mila euro) senza fare nulla. Ma non è tutto. I tassi sotto zero potrebbero creare altre stranezze. Del tipo: la banca ti paga perché tu accenda un mutuo. Oppure: ti regala denaro. Sono queste alcune provocazioni che leggo nell'articolo di Forbes "Three Weird Consequences Of NIRP" (leggi in www.ofnews.tv di oggi) tra cui appunto la possibilità che la banca paghi perché si prenda un mutuo. Oggi, di fatto, un mutuo non è mai stato così vantaggioso. Gli spread sono sotto zero come i tassi. Se fosse ancora possibile ricevere l'80 e il 90% del valore di una casa data in garanzia sarebbe una vera pacchia. Ma non è così: gli spread sono bassi se si porta in banca un bel gruzzolo pari alla metà di quanto costa la casa che si vuole acquistare. Non poco. Un bel po' di denaro. Ed ecco perché il mutuo langue. Questo è il primo motivo. Poi ce ne sono altri: si stanno liberando le case dei nonni, passati a miglior vita e soprattutto ai giovani una casa in proprietà non può essere data perché privi di un lavoro stabile. O del tutto privi di un lavoro. Che fare allora? Si può fare come in Danimarca dove le banche stanno sovvenzionando i clienti pagandoli, in pratica, perché non applicano floor e quindi con tassi negativi soprattutto su lunghi periodi, rimborsano i clienti, Oppure come in Svizzera. Ma soprattutto finanziando attività sociali o progetti sociali che mettano a disposizione dei giovani che sono costretti a cambiare città per lavorare abitazioni a prezzi accessibili e con servizi adeguati nelle città dove gli stabili vuoti o semivuoti sono ormai una normalità.

lunedì 11 aprile 2016

Mutuo a riscatto. Vale la pena?

Si chiama leasing abitativo, ma io preferisco chiamarlo "mutuo a riscatto". E' l'idea che sta emergendo dopo che il Governo ha deciso di detassarlo per i più giovani, cioè i Millennials under 35. Ne vale la pena? Se si parte dal fatto che le rate del prestito possono essere più basse all'inizio rispetto a un mutuo, può darsi. Attenzione però, perché in pratica il prestito è più caro di un mutuo normale. Perché allora proporlo o addirittura sostenerlo? Perché oggi per ottenere un mutuo occorrono maggiori garanzie di un tempo e nello stesso tempo queste in ambito lavorativo vengono a mancare. Il lavoro a tempo indeterminato in pratica non esiste più. Tutto può evolvere e stravolgersi rapidamente. Grandi imprese con anni di storia possono chiudere da un giorno all'altro.
E allora per ottenere un mutuo bisogna portare denaro alla banca, spesso il 50% del valore dell'immobile dato in garanzia. E dato che i prezzi non sono ancora scesi così in basso, tranne in alcune zone della città, allora si capisce che di denaro sul tavolo bisogna metterne parecchio. Chi non ne ha si deve accontentare di pagare un tasso maggiore. E il leasing serve a questo. Ne parliamo in una intervista con il Responsabile prodotti e servizi Real Estate di UniCredit in questo articolo di Of. 

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