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mercoledì 23 marzo 2011

Tasso variabile batte tasso fisso 4 a 1

Secondo stime Tecnocasa su un campione di circa 7mila mutui, nel II semestre 2010, il 48% dei mutuatari ha optato per il “tasso variabile puro” ovvero per il profilo di rischio più elevato. Ovviamente per cogliere le opportunità di un tasso Euribor e BCE a minimi storici abbinate a un costo del prodotto (spread) contenuto. Caratteristiche che hanno permesso di avere una rata mensile più bassa assumendosi però il rischio di un rialzo dei tassi di riferimento.

Il 32% delle preferenze sono andate verso il prodotto variabile con CAP; unendo alla bassa quotazione dei parametri di riferimento del prodotto la possibilità di definire un tetto massimo di tasso. Quest’ultima opzione comporta però una maggiorazione del costo prodotto.

Il 18% dei mutuatari è stato invece più attento a una programmazione certa e sicura del proprio impegno economico, accollandosi il maggior costo di un operazione a tasso fisso a fronte della certezza e stabilità della rata per tutta la durata del finanziamento.

Da notare che nell’intero anno 2009 la preferenza sulla stessa tipologia di prodotto si attestava al 29%.

La differenza risulta anche di maggior rilievo se confrontata con il valore del 2008 che era pari a 72%. Solo il 2% dei mutuatari ha deciso nel secondo semestre 2010 una soluzione di tipo misto (l’8% nel 2009), un mutuo come si sa difficile da capire (anche da spiegare).

Ebbene, il rischio adesso potrebbe essere pagato caro se i tassi dovessere aumentare. Per fortuna c'è la surroga, c'è la rinegoziazione. Ma attenzione, bisogan prepararsi per tempo, non arrivare all'ultimo momento con l'acqua alla gola.

C'è da dire che si sono allungati anche i tempi di restituzione, la media è salita da 21 a 25,5 anni e ci sono offerta a 30, 40 e perfino 50 anni. Un mutuo che può durare una vita se non due.

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